logo-small
Funzionalità Prezzi
Notizie 0
Ultime notizie Visualizza tutti

Momentaneamente non disponibili. Torna in un secondo momento.

Visualizza tutti
Webinar 0
Prossimi webinar Visualizza tutti
Prossimi webinar

Spiacenti, non abbiamo trovato prossimi webinar previsti.

Vedi webinar registrati
Blog 0
Post recenti Visualizza tutti

Momentaneamente non disponibili. Torna in un secondo momento.

Visualizza tutti
Julia Olennikova

Strategia keyword branded vs non-branded: quale utilizzare?

Julia Olennikova
Strategia keyword branded vs non-branded: quale utilizzare?

Scegliere tra una strategia keyword branded e una not branded: Esperienze di grandi e-commerce

Quali sono le differenze tra le keyword branded e quelle not branded?

Come e in quali proporzioni utilizzarle per avere la massima visibilità e capitalizzarle al meglio? 

Recentemente abbiamo affrontato questo importante argomento con Fabrizio Barbarossa, CEO di Enterprise Consulting, consulente di Internet Marketing ed E-commerce e Innovazione, autore del libro “Google Marketing” edito da Franco Angeli, e di corsi multimediali in edicola per Il Sole 24 Ore Business School. Fabrizio ha condotto per SEMrush un webinar incentrato sulla differenza tra keyword branded e not branded. Di seguito vi proponiamo i passaggi chiave del suo intervento. 

Il nostro esperto è partito dal Web Marketing Funnel per far capire il posizionamento della visibilità nei vari settori, brand e no brand, ha analizzato alcuni siti internazionali per vedere come si producono i diversi risultati, ha poi affrontato il tema della misurazione delle conversioni e, infine, ci ha spiegato in cosa consistono le strategie multisito e monosito.

La questione della visibilità lato Brand e No-Brand è stata affrontata in ottica strategica, utilizzando i dati di SEMrush. Speriamo, con questa presentazione, di darvi qualche suggerimento o illuminazione per l’impostazione della vostra strategia.

Branded e Not Branded nel Web Marketing Funnel

Keyword branded? Analizziamo il Web Marketing Funnel

Partiamo dal classico funnel: vediamo nella parte più stretta dell’imbuto i Brand, quello dell’azienda e quelli secondari. Vuole dire che qui, alla base, troviamo la visibilità data dalle keyword branded, parole chiave legate al brand.Nel caso di brand secondari parliamo invece di multiplayer tipo Zalando, aziende che vendono altri marchi. Questa visibilità alla base del funnel produce un alto tasso di conversione sulle vendite.

C’è poi una fase intermedia, quella delle keyword legate ai Prodotti, che sono sempre molto efficaci sulle vendite. Poi arriviamo a termini No Brand, parole chiave che non includono il brand dell’azienda. Possono essere legati a bisogni, prodotti collegati o applicazioni d’uso. 

Infine, l’ultimo livello, dove abbiamo il minor tasso di conversione sulle vendite, ma che ha una grande importanza, è il Target specifico di mercato. Questo può essere utilizzato per funzioni Display, ma anche per Facebook.

Ecco un esempio dell’analisi che abbiamo effettuato per un produttore di pannolini:

Keyword branded e no branded utilizzate nelle ricerche: un caso pratico

Il grafico ci mostra un dato importante: molto spesso il brand, di fronte a un mercato mensile di 2 milioni di ricerche, ha una parte molto piccola delle ricerche del proprio mercato. Nel caso del produttore di pannolini, l’azienda, se vuole conquistare la visibilità, deve focalizzarsi sia sulle keyword legate alle fasi importanti della gravidanza (come parto o post-parto), sia su quelle legate ai bisogni di salute o fisiologici o a problemi di lavoro, perché lì c’è molto più mercato che lato brand.

Questo non è vero per tutti i settori, in alcuni settori il brand può rappresentare il 30%, a seconda della categoria o della situazione. Lavorare solo sul brand, come spesso mi capita di vedere, può rappresentare un grande limite in termini di marketing.

Ricordiamoci che il marketing è mettere insieme una domanda e un’offerta. Se la keyword è una domanda, sebbene latente e di secondo livello, non considerarla vuol dire non sfruttare in modo marketing la propria attività SEO

Un altro dato molto importante riguardo alle keyword branded e not branded, che ci fa vedere questa decrescita dell’efficacia delle parole chiave, deriva da questo studio:

Keywor branded: La correlazione tra tasso di conversione e cpc

Qui vediamo una correlazione tra tasso di conversione, che troviamo sulle ordinate, e costo per click, che troviamo sulle ascisse. Vediamo che tanto più ci si allontana dal brand e tanto più aumenta il CPC e diminuisce la media delle conversioni del sito.

In altre parole, più mi allontano dal brand e più mi costa la visibilità. Di conseguenza, spesso investire su queste keyword in AdWords, in pay per click può essere, nella visione a breve termine, un grande costo.

Visibilità Brand e No Brand: come lo fanno i grandi?

Distinzione tra termini Branded e Non-Branded con analisi di SEMrush

Arriviamo quindi alla prima analisi di SEMrush, in cui vediamo la distinzione tra termini Branded e Non-Branded. Analizzando un grosso sito italiano che fa milioni di visite, osserviamo che:

  • Maggiore è la percentuale di No Brand, maggiore è la capacità SEO e di Web Marketing
  • Se la strategia è troppo orientata al Brand, vuol dire che il Web Marketing raccoglie gli investimenti di altri media, come TV o giornali.
  • Una buona attività di visibilità verso il No Brand, può quindi prospettare molte nuove opportunità.

Prendiamo 3 esempi negli USA: Amazon, Walmart e Home Depot.

Le proporzioni del traffico branded e non branded: 3 esempi

Vediamo le proporzioni del traffico Branded e Non Branded con SEMrush (per il mercato degli Stati Uniti): Amazon, con il traffico Non Branded al 77%, è arrivato a un incremento di 100 milioni di visitatori in 2 anni. Gli altri due casi, che sono simili, ci fanno vedere, sebbene le dimensioni siano un po’ diverse, una crescita superiore in termini di visibilità (più del 100%). Quindi Amazon, nonostante la sua strategia No Brand molto efficace, non cresce nella stessa misura di Walmart e Home Depot in termini proporzionali.

Analizziamo i motivi dietro questo fenomeno

Le parole chiave indicizzate per Home Depot: keyword branded e not

Vedendo le parole chiave indicizzate per Home Depot, troviamo dei termini generici: refrigerator, kitchen cabinets, ecc. Sono tutte indicizzazioni in cui il primo posto è su keyword No Brand che rappresentano delle categorie. Questo è molto interessante, perché a seconda dei termini abbiamo un diverso posizionamento.

La strategia di keyword utilizzata da Amazon

Amazon, invece, lavora con termini diversi, puntando su un’indicizzazione molto più legata al prodotto. Quindi, tornando al nostro funnel, possiamo dire che i brand propri e secondari sono un must delle aziende. Il livello visibilità dei prodotti, nel caso di Amazon, rende di più in termini di vendita, ma è un po’ “incostante”, perché i prodotti si sostituiscono e cambiano, perciò non si riesce a sfruttarli per “capitalizzare” la visibilità.

Parole chiave branded: la strategia di Amazon, Walmart e Home Depot nel Funnel

Home Depot (Walmart è in mezzo), lavorando su categorie che non cambiano così spesso, capitalizza la sua visibilità e, sebbene converta meno, nel tempo sviluppa una prospezione di marketing molto interessante. Questa scelta, come vediamo, può risultare molto efficace.

Quali sono i migliori KPI per valutare la strategia lato Brand e No Brand?

Da qui nascono tutte le discussioni sui KPI e i diversi punti di vista. Se lavoriamo su conversioni di vendita, molto spesso siamo spinti a lavorare sul brand e su termini di prossimità della domanda. Personalmente, però, mi sembra un po’ un eccesso: non utilizzare il web per fare marketing, cioè per aumentare la visibilità sulla domanda, che molto spesso è No Brand, vuol dire guardarsi i lacci delle scarpe, non farsi conoscere da chi potrebbe avere un certo bisogno che noi possiamo soddisfare.

È giusto quindi guardare le vendite, ma non perdete di vista la capitalizzazione a lungo termine (è un discorso a 3 anni e non a 3 mesi).

In questo caso, per misurarla in modo efficace, possiamo aggiungere nella lista dei KPI anche quelli relativi alla generazione di Brand Awareness:

  • Pagine viste
  • Tempo sul sito
  • Iscrizione al sito
  • Remarketing cookies
  • ...ecc

A questo punto, potremmo anche immaginare di valutare la nostra attività lato No Brand distinguendo: Global No Brand Ratio, Product Ratio e Category Ratio.

KPI per valutare l'attività No Brand: Ratio evoluti

L’ecommerce internazionale non è un progetto nazionale

In Italia il mercato e-Commerce è ancora molto piccolo. Il ridotto uso delle carte di credito e la grande sfiducia da parte degli utenti, rendono il mercato poco orientato all’e-Commerce. Se poi decidiamo di diventare internazionali, dobbiamo prepararci bene. Guardiamo un po’ cosa succede nella visibilità internazionale analizzando i casi di Amazon e IKEA.

Vediamo prima il grafico di Google Trends per i due brand:

Strategia branded e not branded: Google Trends per Amazon e IKEA

IKEA sfrutta una logica monosito, mentre Amazon sfrutta una logica multisito internazionale, ossia, le nazioni più importanti vengono aggredite con un portale dedicato e un dominio nazionale (in Usa abbiamo amazon.com, in Uk amazon.uk, in Germania amazon.de, ...). Vediamo con SEMrush a quali risultati portano queste due strategie:

Keyword branded o not branded? La logica del multisito internazionale

Strategia branded: a confronto le visibilità di Amazon e IKEA con SEMrush

Paragonando queste due visibilità, vediamo come non viene valorizzato il meccanismo di vendita e, soprattutto, di visibilità sulla rete di IKEA, appunto perché non utilizza la logica multisito.

Quale può essere il prossimo futuro?

Dopo aver visto l’efficacia del multisito a fronte del monosito, e come indicizzare i brand e i brand secondari, i prodotti e le categorie, dobbiamo valutare un grandissimo mercato che merita di essere raccolto, anche se richiede molto tempo e una visione a lungo termine: sto parlando del traffico generato lavorando sulContent Marketing.

Per esempio, Amazon lavora sul content aggiungendo a un prodotto recensioni, spiegazioni, prodotti simili (nel caso di pannolini aggiungere anche piscine per bambini, per esempio). 

Keyword branded: come ottimizzare il funnel per migliorare la visibilità

Questo lavoro, a breve termine potrebbe sembrare impegnativo, ma nel lungo periodo produce molti risultati.

Puoi vedere il video intero del webinar sul canale Youtube di SEMrush.

Che cosa ne pensi di questa riflessione sull’efficacia di una strategia no branded?

Secondo la tua esperienza, è meglio puntare su keyowrd branded o no branded?

Foto (e-Commerce): Shutterstock

Content Producer at SEMrush

2000 simboli rimanenti
Luis Morcillo Micó
Luis Morcillo Micó
Hola Èlia!!!
Lo primero de todo, enhorabuena por el post
Me ha encantado el video a modo de ejemplo de Milka. Desconocia esta campaña. Además de provocar emociones molonas a una madre que recordará la marca cómo "aquella que estuvo cuando esperaba a mi bebé", también empieza a crear un nuevo consumidor desde dentro del útero y lo podrá mantener durante muchos años porque es algo que tanto consciente cómo insconcientemente relacionará con su mami y con su infancia.
Brutal los 10 mandamientos del emotional marketing. Muy bien explicado!!!
Enhorabuena otra vez!!!
Elia
Elia
Luis Morcillo Micó
Buenas tardes Luis.

Muchísimas gracias por tus palabras. Sin duda empieza a haber un nuevo consumidor a través de las marcas que hacen storytelling en su publicidad.
Es una forma de enganchar por partida doble... o triple!!! En el caso de Milka, las mamis que disfrutan con un chocolate que, además, ven como sus bebés sonríen y se relamen al comerlo ellas y recibir parte de ese "manjar". Los papis por disfrutar de la escena, incluso si no lo comieran o no les gustara el chocolate, ya tendrían un consumidor indirecto, y muy fiel!! Porque al las emociones nos mueven, y si son las de los nuestros, las de nuestra familia, nos roban aún más el corazón y, con tal de hacerles felices, compramos eso que les gustó tanto. Y en tercer lugar, o por partida triple como he comentado, el resto de mamis que vean el anuncio...

Pero no me lío más, que me pasaría toda la tarde hablando de Marketing Emocional, Storytelling y las estrategias de la publicidad sensorial. Pero no olvidemos que es Marketing, y el principal objetivo de éste, aunque tenga más, es VENDER ;)

Feliz resto de martes Luis!!
Guillermo Vega
Guillermo Vega
Hola Èlia, amb accent Obert! Un artículo redondo. En relación a lo que le comentas a Adriana; todo esto :"Neuromarketing --> Marketing Emocional --> Storytelling" no es lo mismo, ¿o estrategias que responden al mismo Objetivo?, ¿podrías aclarme las diferencias?.. En España tenemos el gran ejemplo de Ikea con sus magnificos vídeos Ej: La campaña de amigos de las terrazas
Elia
Elia
Guillermo Vega
Jejeje... sí Guillermo, "Èlia amb accent obert" ;)

Gracias por tu comentario. Me alegro que te haya gustado y disculpa la demora de mi respuesta, pero he tenido unos días movidos. En realidad en el próximo artículo para SEMrush hablaré de Storytelling, por eso tampoco quiero extenderme en este comentario, pero para que te hagas una idea, son tres prácticas diferentes.

Siempre digo que hay un proceso para todo aunque el fin o el objetivo sea el mismo, pero desde puntos diferentes y con estrategias diferentes. El Neuromarketing es la fusión de la Neurociencia y el Marketing, con lo cual aquí ya incluimos unas prácticas que no se llevan a cabo en el Marketing Emocional ni en el Storytelling.

Los que más se podrían parecer, por así llamarlo, serían el MK Emocional y el Storytelling, y aún así son diferentes. El primero es más comercial, para que nos entendamos. Hay una estrategia marketiniana detrás que, aunque en el storytelling también exista, ya que es el arte de contar una historia REAL, en el MK Emocional puedes contar una historia real o no. El objetivo es enganchar al consumidor, pero con el Storytelling pretendemos que el usuario se sienta identificado. En el Marketing Emocional no es necesario. Esta sería una de las diferencias :)

Espero haberte aclarado alguna duda. Saludos!!
Plyjobs España
Plyjobs España
Hola, Elia!

Mi más sincera enhorabuena por un artículo tan completo y, a la vez, fácil de leer! Me quedo con estos dos puntos: "De la notoriedad a la aspiración" y "Del servicio a la relación". Que el cliente sienta que ha entablado una relación con la empresa o algún empleado de la misma es una poderosa arma de fidelización.

Compartido! Esperamos leer artículos tan interesantes como este!

Javier de Ply.jobs
Elia
Elia
Plyjobs España
Buenas tardes Javier.

Muchas gracias por tu comentario y me alegro que te haya gustado.

En cuanto a los dos puntos que mencionas, desde mi punto de vista se trata de EVOLUCIONAR. Es como pasar de la Web 1.0 a la 2.0, del mensaje unidireccional al bidireccional, de la notoriedad a la aspiración y del servicio a la relación.

Las marcas deben crecer ofreciendo calidad y cubriendo necesidades desde las entrañas de las empresas, es decir, desde la parte más humana, porque es la que más y mejor entiende a nuestros consumidores :)

Saludos!!
Jesús Pernas Alonso
Puede que el marketing emocional no sea nada nuevo (que no lo es), pero cualquier estrategia de marketing debería centrarse en el usuario (las estrategias centradas en el producto son estrategias del pasado condenadas a un alto índice de fracaso).

... y para llegar realmente a al usuario, que nos recuerde y nos prefiera a la competencia (que cada vez es más y mejor) apelar a las emociones se vuelve cada vez más imprescindible.

No puedo estar más de acuerdo con lo que apuntas sobre que todos hemos utilizado las emociones para conseguir algo (=vender) cuando éramos pequeños. De hecho estoy convencido que utilizar las emociones es algo primitivo e innato que por alguna razón se nos olvida cuando crecemos o evolucionamos.
Elia
Elia
Jesús Pernas Alonso
Buenos días Jesús!!! Muchas gracias por tu comentario.

Así es, las emociones son tan primitivas como que existen desde que el primer homo sapiens. El problema que me encuentro muchas veces es que nadamos a veces en la ignorancia por no indagar o preguntar. Hay gente que me dice "Elia pero el Marketing Emocional es el que te hace llorar". Y mi respuesta es siempre la misma, "No, es el que te hace sentir", que son cosas diferentes.

Sentir es despertar una emoción, sea al nivel que sea. Y sin duda, las marcas se están percatando de ello. Las emociones, las sensaciones, cada día más presentes en una sociedad un tanto dañada, se convierten en imprescindibles, como también lo son los negocios. Pero no es lo mismo querer vender un producto con emociones y sensaciones que vinculen al consumidor, a hacerlo sin este factor tan primitivo como innato en el ser humano. De ahí mi última frase mencionando a Avecrem... ¿cueces o enriqueces? ;)

Feliz domingo.
Adriana Gonzalez H.
Adriana Gonzalez H.
Elia: magnifico post, realmente es un tema fascinante y estoy de acuerdo con todo lo que expone el MKT Emocional, las marcas y servicios están dirigidas para seres humanos y nosotros estamos hechos de emociones y sentimientos que nos sensibilizan y si las marcas logran esa conexión, será eterna y ganara una fidelidad irrompible.
Muy buen artículo, y me fascinaron los vídeos.

Saludos
Adri
Elia
Elia
Adriana Gonzalez H.
Buenas noches Adri.

Cuánto me alegro de que te haya gustado tanto. Sin duda las marcas deben buscar un nexo de unión, un vínculo entre consumidores/usuarios y la propia marca para que la fidelización llegue hasta el fin de sus días.

Teniendo en cuenta siempre, ante todo, que los usuarios se mueven también por tendencias, así que no nos olvidemos que es importante adaptarnos como marca a las circunstancias de la demanda.

Siendo cuidadosos y haciendo uso del previo Neuromarketing, por supuesto. Porque no deja de ser un proceso:
Neuromarketing --> Marketing Emocional --> Storytelling

Gracias por tu comentario :)
Yoshio Casas
Es increíble como una marca puede llegar a tocar las emociones del ser humano para realizar una venta, y mejor aún, una fidelización del cliente.

Excelente post, va para mis redes.

¡Un abrazo!
Elia
Elia
Yoshio Casas
Muchas gracias por tu comentario Yoshio!! Me alegro que te haya gustado :)

Muchas marcas saben a ciencia cierta que el ser humano se mueve por emociones y sensaciones, y las que saben hacer uso de las estrategias de los negocios, van más allá para crear el Marketing Emocional que tanto necesitan las personas para sentirse identificadas, para sensibilizarlas y para llamar su atención desde el corazón ;)

Buenas noches.
Have a Suggestion?