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Studiare Google Translate per la SEO copywriting

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Studiare Google Translate per la SEO copywriting

Francesco Margherita
Studiare Google Translate per la SEO copywriting

Come influisce Google Translate sulla SEO copywriting?

Oggi vorrei parlarti del traduttore di Google e di un’ipotesi che seguo da circa 5 anni per tentare di rispondere alla seconda domanda fondamentale della vita: cosa capisce davvero Google?

Nel precedente articolo scritto per SEMrush, ho lasciato alcuni suggerimenti per far capire meglio a Google quello che scrivi, ma ancora prima di capire come far cogliere meglio il senso di ciò che scriviamo, e nella consapevolezza che il significato di una pagina web non è più dato solo dal testo, mi interessa (da anni) studiare l’evoluzione dei meccanismi in base a cui Google sviluppa attribuzioni sui singoli termini e sul contesto della frase in cui sono inseriti.

Semantica lessicale e frasale 

Il manuale di SEO Gardening approfondisce i concetti di semantica lessicale e frasale partendo dall’idea che i termini non sono tanto importanti di per sé, quanto inseriti in un contesto di senso. Lo studio dei significati avviene sulla base delle co-occorrenze, non dei singoli termini che sono spesso ambigui, in special modo nel caso di una lingua polisemica come l’italiano.

Ma quanto spesso Google riesce a capire correttamente i periodi e le proposizioni all’interno del testo nelle pagine web che pubblichiamo? 

Questa domanda non è banale, perché la nostra capacità di sviluppare sfumature di significato attraverso il testo rimane un aspetto importante nel computo dei segnali presi in considerazione per stabilire il ranking nelle SERP di Google. Insomma, immagina di fare un lavoro importante per individuare le intenzioni di ricerca più utili e allo stesso tempo mancanti nelle altre pagine web che trattano lo stesso argomento. La struttura morfo-sintattica del testo può influire sull’attribuzione di senso verso quei significati che rendono il tuo documento unico e “migliore” degli altri? 

Detto in soldoni, dobbiamo stare attenti al modo in cui scriviamo?

Osserva Google Translate

5 anni fa cominciai a chiedermi seriamente cosa Google riesce a capire di una frase e cosa no, partendo dall’assunto che tutto il meccanismo di comprensione del testo non è interpretativo, ma associativo, cioè i contenuti testuali vengono compresi associando i singoli termini che li compongono e non interpretandone il senso.

Sebbene il traduttore di Google non funzioni come il motore di ricerca, non credo sia sbagliato dire che la corretta traduzione di un testo dall’italiano all’inglese ci confermi che per Google quel testo è comprensibile, come dire che se riesce a tradurlo lo ha capito.

Partendo da questo assunto, nel 2014 provai a verificare quanto certe traduzioni ad opera di Google Translate rispondessero effettivamente al significato che volevo trasmettere.

Il caso che cito nel mio libro è la traduzione della frase:

«Al via la seconda edizione della mostra biennale di venezia»

Che all’epoca veniva tradito con:

«To the second edition of the biennial exhibition of venice»

In questo caso notai come il semplice utilizzo dell’espressione «al via» per aprire la frase, fosse sufficiente a mandare il traduttore in confusione. Mi sorpresi molto quando, mettendo un semplice «comincia» al posto di «al via», la traduzione diventava questa:

«Begins the second edition of the Venice Biennale»

In questo caso la sorpresa fu nel constatare che non solo la traduzione era migliore, ma che al posto di «biennial exhibition of venice» Google aveva tradotto «Venice Biennale» per altro con le iniziali maiuscole. Questo mi aveva fatto capire che nel primo caso, usando una forma meno chiara, il software non solo aveva tradotto male, ma non aveva neanche colto che si parlava della famosa Biennale di Venezia, di QUELLA Biennale.

L’indicazione che ne trassi fu scrivere nel modo più chiaro possibile, cercando di evitare le forme idiomatiche, le figure retoriche e in generale tutte le espressioni che richiedono interpretazione. Google era ancora molto debole in questo senso. Poi le cose sono cambiate.

Come lavora oggi Google Translate

Tutta un’altra musica. La differenza più evidente nell’utilizzo di Google Translate è nel fatto che, mentre due anni fa non traduceva le parole contenenti errori lessicali, oggi invece traduce comunque anche le parole sbagliate, o per lo meno ci prova. Rispetto ai meccanismi di attribuzione di senso, il passaggio è importantissimo, soprattutto considerando che il web è pieno di contenuti scritti da persone che “sanno fare”, ma “non sanno scrivere”. 

Ma partiamo subito da un esempio: 

Come funziona Google Translate: riflessioni sulla SEO Copywriting

Se al posto di «campAgna» avessi scritto «campOgna», in passato Google avrebbe perso il senso dell’intera frase e avrebbe potuto capire di cosa parlavamo solo “leggendo” tutte le altre associazioni presenti nel documento, a patto che ce ne fossero.

Oggi invece le cose stanno così: 

Come traduce Google Translate le parole sbagliate?

Google capisce che «campOgna» significa «campAgna» e traduce correttamente secondo il senso “dedotto” dagli altri termini presenti nella frase.

Che succede invece se la «campOgna» non è un luogo all’aperto in cui fare picnic, ma un termine figurato che indica un investimento in attività legate al mondo del business?

Esperimenti sulle risposte di Google Translate per la SEO Copywriting

E se cercassimo di tradurre «campOgna» da solo? 

Cosa capisce Google Translate?

Niente, preso da solo «campOgna» non ha significato. Ecco come un termine che in italiano non ha senso, ne assume due diversi a seconda del contesto, vale a dire degli altri elementi presenti nella stessa proposizione.

«campOgna» + picnic = «campAgna» (countryside)

«campOgna» + investire =«campAgna» (campain)

«campOgna» = ?

Casi estremi

Perché limitarsi a parole scritte male quando posso inventarmele di sana pianta? Che succederebbe se mi inventassi la festa «strapriore»? 

Parole errate o inventate: come reagisce il traduttore di Google

Non riuscendo a cogliere il significato di «strapriore» Google parte dalle prime lettere (stra) e mettendole in relazione col contesto (si parla di feste) tira fuori una “probabile” festa della fragola, come possibile soluzione all’enigma.

Il risultato è sbagliato (ovviamente), però sai cos’è questa? Intelligenza artificiale!

In mancanza di elementi che consentano di far rientrare un termine all’interno dei dati già acquisiti, il sistema genera una stima della traduzione più probabile su base statistica a partire da due elementi:

1) la morfologia del termine;

2) il contesto in cui il termine stesso è inserito.

Ecco la grande differenza rispetto al passato. Al livello tecnologico raggiunto, Google dispone di una potenza di calcolo spesso sufficiente a cogliere il significato di un testo al di là delle imprecisioni lessicali, degli errori di ortografia e perfino di quelli sintattici. Ad alcuni sembrerà normale, per altri sarà poca cosa, ma per chi come me si occupa di SEO semantica, intesa come lo studio del significato e del rapporto tra i termini presenti nei documenti web scansionabili dai bot dei motori di ricerca, stiamo vivendo un momento molto particolare, perché come ti ho appena mostrato, abbiamo a che fare con un software che comincia sul serio a prendere decisioni.

Come influisce sulla Seo copwriting

Intanto spero che ora la smetteremo di chiederci se inserire o meno le stopwords (articoli, preposizioni etc.) nei titoli e nelle intestazioni. Mi permetto di dirlo: rispetto al passato non sarà più così importante evitare gli errori di ortografia, almeno rispetto ai meccanismi legati all’attribuzione di senso da parte di Google. Per assurdo un testo pieno di errori potrà performare meglio di uno scritto in italiano perfetto, a patto che sviluppi topic maggiormente rispondenti alle intenzioni di ricerca più diffuse e meno presenti in altri documenti web dello stesso tipo. 

Con questo non dico che scrivere bene non conti più, anche perché i contenuti web vengono valutati prima dalle persone e poi dai motori i ricerca (che studiano le persone), ma che di qui in avanti la cosa più importante di tutte è ragionare sui significati prima che sullo stile. Il web è in molta parte il mondo della consultazione, non della letteratura. Se posso dunque permettermi di lasciarti un piccolo suggerimento, punta sempre, prima e solo alla sostanza del messaggio, crea approfondimenti davvero utili rispetto alle necessità percepite dal tuo pubblico di riferimento, studia le persone e rivolgiti a loro. Cerca il linguaggio più popolare, semplice e diretto. 

Può darsi che tra qualche tempo Google sarà capace di interpretare alla perfezione la maggior parte delle forme idiomatiche in contesti di senso differenti. In parte succede già.

Vuoi saperne di più sul comportamento di Google Translate?

Ho preparato un video con alcuni test che ho condotto sul traduttore di Google. Lo trovi qui sotto: 

Che cosa aspetti? Apri Google Translate e comincia a testare le sue risposte!

Hai notato qualcosa di interessante? Aspetto i tuoi commenti e le tue riflessioni!

Francesco Margherita
Guru

Un grande saggio del marketing digitale.

Francesco: Sociologo, scrittore e musicista, Consulente SEO per aziende e formatore privato. Studio, sperimento e divulgo la mia passione attraverso il blog Seogarden.net . Le riflessioni sulla semantica applicata ai motori di ricerca sono al centro delle mie attività quotidiane.
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