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Errori comuni su LinkedIn che puoi evitare

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Errori comuni su LinkedIn che puoi evitare

Emanuel Paglicci
Errori comuni su LinkedIn che puoi evitare

Gli errori più comuni su LinkedIn si dividono in due macro-categorie: considerare questa rete come gli altri social (ad esempio Facebook) e credere che sia solo una versione digitale del proprio curriculum.

LinkedIn ha una personalità definita e per sfruttarlo per la ricerca di lavoro o di nuovi clienti si deve evitare di commettere alcune leggerezze. In questo post voglio parlarti di 5 errori che puoi facilmente evitare per ottenere grandi risultati su LinkedIn.

Linkedin: i 5 errori più frequenti 

1. Paragonare LinkedIn a Facebook: obiettivi e best practice sono differenti

LinkedIn non è Facebook: è una constatazione, lungi dall’essere invece un’affermazione polemica come spesso invece capita frequentando il social network. Semplicemente lo scopo è diverso: su LinkedIn l’errore più grande consiste nel raccontare tutto di sé, includendo nei post e nelle foto i propri familiari, animali domestici, gite fuori porta e vacanze al mare.

LinkedIn nasce con un obiettivo diverso: creare una rete di contatti attorno a chi è in cerca di nuove opportunità lavorative o a chi ha necessità di alimentare il proprio portfolio clienti, perché, magari, lavora in qualità di freelancer.

Ciò che da questo punto di vista innesca le più accese polemiche, è proprio il fatto che in tanti lamentano di trovare solo discussioni fini a se stesse e mai opportunità concrete e reali di impiego. E allora una precisazione è d’obbligo: LinkedIn non è una bacheca degli annunci su cui attaccare il post-it con su scritto “lavoro cercasi”, restando poi in attesa di una chiamata.

Essere su LinkedIn significa:

  • dedicare ogni giorno del tempo a coltivare e nutrire le proprie relazioni

  • discutere con gli altri prendendo posizione sui temi più rilevanti per la propria carriera

  • rimanere vigili sulle opportunità del mercato di riferimento e proporsi in maniera attiva

Ormai i recruiter delle aziende più strutturate cercano su LinkedIn i profili più specializzati; per chi lavora in qualità di freelancer e cerca nuovi clienti, questo social network è senza dubbio una miniera d’oro da sfruttare.

2. Dimenticare che Linkedin è un social network

Il secondo macro-errore, quasi agli antipodi del primo in un certo senso, è dimenticare che LinkedIn è un social network e quindi limitarsi a pubblicare il proprio curriculum online, pensando di metterlo così “in vetrina” e aspettando che salti all’occhio di qualche selezionatore interessato.

Probabilità di successo dell’operazione? Pari a zero.

Ci sono tanti articoli che spiegano nel dettaglio come realizzare un profilo personale (e aziendale) impeccabile su LinkedIn, che risulti di massima efficacia e quindi di per sé predisposto ad attirare l’attenzione dei committenti. Ma terminato questo passaggio, il lavoro quotidiano consiste nell’ampliare la propria rete di contatti e nutrire le relazioni già acquisite.

Come si fa?

Concentrandosi sul proprio personal branding e lavorando in ottica di “inbound marketing” per attirare l’interesse delle persone con contenuti utili e di qualità, posizionandosi nella mente della community come esperto di un settore specifico, conquistando e mantenendo la fiducia e la stima di chi ha deciso di far parte della nostra cerchia di conoscenze.

3. Raccontare solo le esperienze professionali e non una storia personale

Questo punto richiede più lavoro di quanto si possa pensare. Raccontare la propria storia coincide per molti col postare foto personali o della propria vita privata. Non è così.

La storia di una persona – o quella dell’azienda che rappresenta – deve mostrare la parte umana di un business, dare un volto, un’identità, un carisma ma soprattutto dei valori a ciò che si fa nella vita per guadagnare.

Questo si traduce in ispirazione e motivazione per gli altri e fare la differenza con altri professionisti agli occhi dei selezionatori.

Un esempio? Su LinkedIn seguivo con interesse i post di un giovane freelancer, molto apprezzato nel suo lavoro, come dimostravano i tanti commenti che riceveva ad ogni post. Un giorno ha raccontato un aneddoto che lo vedeva alle prese con il figlio a letto con la febbre e, nell’altra stanza, il cliente in diretta via Skype che attendeva di concludere una riunione. Decise di condividere il momento con il cliente, che comprese la situazione permettendogli di continuare ad illustrare il progetto mentre lui teneva in braccio il bambino. Un post da migliaia di condivisioni e commenti. A distanza di qualche giorno, il post successivo era di poche parole, tutto concentrato sulla sua foto con il figlio (con la solita fascia nera sugli occhi per oscurarli) evidentemente guarito e fuori per una passeggiata. Pochissimi like, praticamente ignorato.

Credo che la differenza tra fare storytelling e postare selfie fini a se stessi, sia lampante.

4. Non partecipare ai gruppi di settore

Un profilo interessante, ben redatto (seguendo le best practice) e un network alimentato e curato con diligenza e professionalità. Cosa manca?

La partecipazione attiva in gruppi di riferimento del proprio settore.

L’aggregazione per professione è di solito la linea più seguita ma trascorrendo un po’ di tempo a vagliare le diverse opportunità, è possibile scoprire tante occasioni originali e interessanti per far sentire la propria voce e fare (anche) business.

Molto spesso gli interessi, il volontariato, il sostegno a una causa comune offrono inaspettate possibilità per farsi conoscere dal punto di vista professionale, oltre che a rappresentare esperienze di vita e di arricchimento personali di elevato valore.

L’errore in cui facilmente si incorre in questa circostanza è partecipare a numerosi gruppi, così come accettare in maniera indistinta tutte le richieste di amicizia, senza neppure verificare i punti di contatto personali/professionali – basterebbe dare uno sguardo al profilo del richiedente. La tentazione di avere 500+ contatti è fortissima ma si dovrebbero sempre privilegiare le affinità elettive ad altro: in fondo LinkedIn smette di aggiungere contatti una volta raggiunti i 500.

È preferibile spendere qualche giorno in più alla ricerca dei contatti giusti che ritrovarsi invece con una marea di post inutili in bacheca, assolutamente poco significativi per lo sviluppo della propria carriera.

5. Non richiedere le raccomandazioni

LinkedIn è la piattaforma professionale più grande al mondo. Imparare a sfruttarne le potenzialità, non può che rappresentare un vantaggio nella vita professionale di ognuno di noi. L’errore più grande è compiere qualsiasi azione aspettando un tornaconto immediato e garantito. Costruire relazioni sane e sincere richiede tempo, nella vita di tutti i giorni in primis, a maggior ragione su un social network che presenta tutta una serie di filtri da superare.

Esiste una funzionalità che riguarda le soft skill. Il social mette a disposizione la possibilità di “confermarle” in modo da accrescere la web reputation del professionista agli occhi di potenziali clienti o recruiter.

Ma nel momento in cui una relazione diventa solida, basata sulla fiducia reciproca, quando si collabora a diversi progetti lavorativi raggiungendo ottimi risultati…Perché non chiedere una raccomandazione?

Nel pieno rispetto dello spirito social e comunitario, la regola è e rimane: “dare prima di chiedere”.

Quindi il primo passo è raccomandare le persone conosciute sul lavoro con le quali l’esperienza condivisa è stata positiva. In seguito, chiedere di ricambiare oppure avanzare per primi nella richiesta, mettendosi a disposizione per mostrare la propria riconoscenza in momenti successivi.

Per concludere, solo una riflessione. Lavorare con coscienza e impegno, con motivazione e professionalità non può mai rivelarsi vano o controproducente. L’importante è dare il giusto peso ad ogni attività, canale o strumento utilizzato a tal fine.

LinkedIn è fondamentale per ogni libero professionista, così come rimane cruciale imparare ad usarlo in ogni tipo di azienda ma è solo un pezzo di un puzzle molto più grande e complesso che si chiama carriera e crescita professionale. L’errore più grande sarebbe sovradimensionarlo, delegandovi ogni responsabilità di successo, oppure sminuirlo, reputandolo inconcludente ai fini di qualsiasi gratificazione in campo lavorativo.

E tu come usi LinkedIn? Anche tu lo consideri fondamentale per un professionista?

Fammi sapere se ci sono delle pratiche che reputi particolarmente utili per sfruttare appieno le potenzialità di questo social network.

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Emanuel Paglicci è Marketing Director presso Ander Group SA. 10+ anni di esperienza internazionale e un primo e-book: Attira nuovi clienti e vinci la concorrenza con la lead generation. Ad aprile 2018 è uscito il suo libro "I contatti servono se sai trasformarli in clienti ricorrenti" edito da Dario Flaccovio.

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Co-docente del corso: APF Specialista in Marketing presso Swiss Management School (SMS School)

Formatore con 15 certificazioni in Inbound Marketing, Sales e Growth Driven Design, è guest author nel blog SEMrush, su Ticinonews e sulla rivista Ticino Management.

Autore delle pubblicazioni:
>> “Healthcare and Insurance Companies: How ESG Scorecards Can Be a Sustainable Solution for Both”, del Polytechnic Institute of New York University.
>> “How To Transform Perfect Strangers into Paying Customers”, edito da Business Express Press (New York).
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