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Silvia Arrigoni

I comunicatori italiani sono digitali?

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Silvia Arrigoni
I comunicatori italiani sono digitali?

Indagine sul mondo della comunicazione e digital PR in Italia

Avete imparato a usare i social? E le tecniche SEO e SEM?

Abbiamo posto queste e tante altre domande ad oltre 400 comunicatori italiani. Di seguito i risultati ottenuti e le relative considerazioni.

L’indagine, che ho curato per SOS Digital PR, con il coordinamento di Enzo Rimedio, è stata condotta nel corso del 2016 mediante un sondaggio sottoposto a chi si occupa di pubbliche relazioni per conto di aziende, nel settore pubblico, all’interno di agenzie o come freelance.

Con queste domande, abbiamo cercato di capire la confidenza e dimestichezza degli addetti ai lavori con le Digital PR.

Le domande del sondaggio sulla Comunicazione in Italia con i risultati più significativi

1) Quali nuovi strumenti e tecniche ha imparato a utilizzare?

Addetti alle pr online: i nuovi strumenti per comunicare

Possiamo senz’altro affermare che i PR hanno imparato a usare i social: lo dichiara il 92,7% degli intervistati. Si riducono drasticamente le percentuali per quanto riguarda le altre voci: la familiarità con i CMS di chi si occupa di public relation online ha raggiunto quota 53,3%, stessa percentuale ha raccolto la SEO, mentre i fanalini di coda sono le tecniche SEM e l’HTML (33,7% e 29,8%).

I risultati alla domanda successiva, se rapportati a questi, possono dirci qualcosa di interessante in merito.

2) Con quali nuovi strumenti ha riscontrato più difficoltà?

Comunicare online: la difficoltà per i Pr di usare gli strumenti digitali

Una difficoltà apparentemente scarsa è stata riscontrata con i CMS e l’HTML, rispettivamente indicati dal 19,3% e dal 26,9%; credo che tali strumenti possano essere utilizzati in maniera non approfondita da parte di un comunicatore che lavora in una pr agency (un'agenzia specializzata nelle pubbliche relazioni): per quanto riguarda i CMS, probabilmente l'addetto alla comunicazione sarà tenuto a inserire comunicati stampa all’interno del sito ufficiale, mentre per quanto riguarda l’HTML, mi aspetto che le nozioni basilari siano conosciute più che applicate, in quanto la progettazione è tendenzialmente un compito riservato a dei tecnici. Quindi, la scarsa difficoltà riscontrata dai digital pr rispetto a questi due strumenti può essere presumibilmente giustificata dal fatto che l’utilizzo è minimo.

Un discorso differente va fatto per la SEM ma soprattutto per la SEO, indicata dal 43,7% degli intervistati come lo strumento più complesso con cui hanno dovuto interfacciarsi: questo dato, se messo a confronto con il 53,4% di chi ha imparato a utilizzarlo, fa pensare che in effetti la SEO venga considerata da chi si occupa di comunicazione digitale e public relation utile e che i tentativi di utilizzo ci siano, ma forse con scarse nozioni di base che la rendono, per ora, poco alla portata di un comunicatore, che spesso e volentieri ha una formazione umanistica.

I Social Media sono nettamente gli strumenti per cui sono state incontrate meno difficoltà (12,9%); probabilmente, perché sono di facile utilizzo a livello tecnico, ma le logiche e i meccanismi da cui sono regolati sono tutt’altro che padroneggiati.

3) Quale relazione con i "non giornalisti" è più difficoltosa da gestire?

Digital Pr e relazioni online con i "non giornalisti"

Per gli addetti alle digital Pr il rapporto più difficile da gestire sul web è quello con gli utenti dei social, segnalato dal 58% degli intervistati, a cui si può aggiungere il 25% di chi trova difficoltosa l’interazione con gli influencer all’interno delle stesse reti. Decisamente più sereno è il rapporto con i blogger (17%), con cui i PR riescono a stringere rapporti duraturi e di collaborazione, cosa che di certo non possono ottenere con gli utenti di un social network, che sono potenzialmente infiniti e che si rivolgono all’azienda una tantum per rivolgere lamentele, complimenti o per richiedere informazioni.

Nonostante il rapporto con loro sia molto complesso, l’importanza degli utenti è sicuramente percepita, e di conseguenza la necessità di dialogare con loro, di coinvolgerli e di incoraggiare la loro partecipazione. Lo dimostra il risultato alla domanda successiva di quest'indagine:

4) Quanto sono diventati importanti gli utenti dei social?

Digital Pr: quanto sono importanti gli utenti dei social

Le percentuali di “Molto” e “Moltissimo” raccolgono in totale il 76% delle risposte di chi lavora in una pr agency. La percezione di tale importanza può essere sicuramente individuata nella tendenza sempre crescente da parte delle aziende di coinvolgere gli utenti nelle loro campagne di comunicazione, chiedendo loro di produrre dei contenuti, degli User Generated Content, o nell’impiego sempre più frequente di Community Manager incaricati di costruire un’immagine positiva di un prodotto o di un servizio all’interno di reti sociali di riferimento.

5) Come si sono trasformati invece i rapporti con i giornalisti?

A quanto pare, secondo gli addetti alle PR italiani, la relazione con gli attori tradizionali del mondo dell’informazione e della comunicazione, tirando le somme, è migliorata; anche se il confine è molto sottile:

Il rapporto con i giornalisti degli addetti alle PR italiani

Il 38% ha riscontrato negli ultimi anni un rapporto difficoltoso: il flusso delle notizie è diventato continuo, inoltre le redazioni, ormai, raramente possono permettersi dei collaboratori fissi; per il comunicatore, di conseguenza, diventa difficile individuare un referente.

Il 45% degli intervistati, invece, ha risposto che il rapporto con i giornalisti è risultato favorito dalle nuove tecnologie, grazie alle quali è possibile mantenere i contatti più agevolmente; c’è infatti una buona probabilità che un’e-mail contenente un comunicato appena lanciato venga letta da un giornalista, grazie al suo smartphone, ovunque egli si trovi, così come è diventata fondamentale e di grande aiuto la rapidità con cui una redazione oggi può effettuare delle rettifiche, che sulla carta stampata, ovviamente, continuano a comparire il giorno dopo.

L’ago della bilancia potrebbe essere quel “non saprei”, tutto sommato piuttosto significativo (17%), che forse indica proprio una duplice realtà del rapporto PR-giornalista.

Anche le relazioni con il top management sono cambiate, e sembra siano diventate più assidue:

6) Nell'era 2.0 come cambia il rapporto tra comunicatore e top management?

Comunicatori e top manager: cambia la relazione nell'era 2.0?

Sul web non è possibile perdere tempo: una dichiarazione o una risposta dev’essere fornita quanto prima; per questo, per un PR, è necessario sapere esattamente cosa direbbe il top manager, che magari durante un episodio di crisi aziendale è irreperibile.

I problemi riscontrati nei rapporti con i nuovi attori della comunicazione sono sicuramente dettati da un cambiamento repentino e non di poco conto del mondo dell’informazione e della comunicazione, in cui oggi chiunque può produrre e diffondere dei contenuti con una risonanza potenzialmente enorme, spesso e volentieri virale; fino a non molto tempo fa, tale possibilità era nelle mani di pochi, mentre all’utente comune non rimaneva che connettersi a vari (scarsi) siti, avviare una sessione di chat o spedire qualche e-mail.

Gli operatori del settore della comunicazione e delle public relation digitali si sono trovati, quindi, a dover affrontare una grande rivoluzione.

Ma le difficoltà tecniche, invece, sono da ricondurre a una formazione e a una pratica insufficiente: lo si riscontra nei risultati ottenuti alle prossime domande.

7) Come vede il futuro della sua professione?

Addetti alle pubbliche relazioni digitali: la percezione del futuro

Pochissimi, per esempio, vedono le digital PR come una semplificazione del proprio lavoro (7,5%), mentre la quasi totalità degli intervistati è consapevole che sarà necessario avere più competenze (88,4%).

8) Come valuta le agenzie di digital Pr e digital marketing?

Come valuta le pr agency e le agenzie di digital marketing?

Alla domanda sulle agenzie che si occupano prettamente di digital PR e di digital marketing i comunicatori hanno risposto che si tratta di validi alleati (46%), ma che, pur essendolo, si tratta anche di specialisti che potrebbero in qualche modo “rubargli” il lavoro (49%), poiché in possesso di competenze che oggi mancano al comunicatore tradizionale. 

9) Cosa dovranno fare le università per formare i nuovi addetti stampa?

Comunicazione 2.0: la formazione degli addetti stampa digitali

Un ruolo importante nella formazione dei comunicatori digitali dovrebbe averlo l’università, che secondo gli intervistati dovrebbe soprattutto fornire competenze in ambito digitale (80,5%) e far fare pratica agli studenti (64,9%), anche mediante l’attivazione obbligatoria di stage (42,9%). Serve a poco, invece, la parte più teorica (3,4%).

10) Cosa dovranno fare i comunicatori per stare al passo dei tempi nel lifelong-learning?

Il lifelong-learning per i comunicatori e addetti alle pr digitali

Ma non basterà certo l’università, visto che il mondo digitale è e sarà sempre in continua evoluzione: ai comunicatori e addetti alle pubbliche relazioni sarà utile soprattutto creare e mantenere network tra collegi (83,4%), frequentare corsi di aggiornamento online (76,7%) e ascoltare case-history presentati da altri comunicatori (69,7%).

Conclusioni

Il quadro che emerge da questa indagine sulla penetrazione degli strumenti digitali tra i professionisti italiani che si occupano di comunicazione mostra un duplice scenario: da un lato, i professionisti sono senza dubbio consapevoli del cambiamento in atto e della necessità di adeguarvisi; ma dall’altro, senza nascondersi, dichiarano di non essere ancora del tutto in grado di affrontarlo, di avere bisogno di nuove conoscenze e soprattutto di competenze pratiche. Se i digital pr riusciranno a integrarsi totalmente, lo scopriremo nei prossimi anni. Sicuramente la consapevolezza in merito è un ottimo punto di partenza.

E tu cosa ne pensi? 

Lavori nel campo delle pubbliche relazioni? Com'é cambiato il tuo lavoro? Raccontamelo nei commenti!

Silvia Arrigoni
Aiutante

Un membro esperto, sempre lieto di dare una mano.

Laureata in Teoria e Metodi per la Comunicazione, mi occupo come freelance di Social Media Management, Digital PR e Media Relations. Per 3 anni ho coordinato uno staff di Social Media Monitoring presso un'azienda leader del settore. Collaboro periodicamente con alcune riviste e giornali locali milanesi.
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